
"Dormirai nella tua cuccia, mangerai dopo di noi, uscirai dalle porte per ultimo, non metterai mai piede sui divani..." elencavo al piccolo Ares che, seduto davanti a me con aria assorta, sembrava capire alla lettera le regole della sua nuova famiglia.
"Hai capito angioletto?!" gli chiesi baciandogli il nasino umido. Mi diede una mozzicata sulla guancia e si fiondò a 300 chilometri orari sul divano, facendo cadere la lampada che si frantumò sul pavimento.
Mentre ripulivo i cocci e studiavo una scusa per dire a Michele che la sua lampada era defunta, il terribile nanetto sospirò e si addormentò profondamente, accoccolato come un porcospino tra le morbide coperte del divano.
"E va bene..." gli dissi con una carezza "ma solo per oggi!!".
Era il mio cucciolo. Mi sentivo in dovere di viziarlo. Non riuscivo a pensare che "oggi" significava "sempre". Non riuscivo a pensare che un giorno quel grazioso pallino di pelo nero sarebbe pesato 40 chili e sul divano ci sarebbe stato solo lui. Ma soprattutto non sapevo che ben presto il divano nuovo, acquistato con tanti sacrifici, avrebbe intrapreso un viaggio di sola andata verso la discarica.
Guardavo quelle sopracciglia rugose, quelle zampone sproporzionate e quegli occhioni dolci e furbi e non riuscivo più a trovare qualcosa di cui potesse importarmi di più.
Mentre cucinavo la cena canticchiando, sentii un rumore sospetto provenire dalla camera da letto degli ospiti. Mi girai di scatto e mi accorsi che Ares aveva abbandonato i suoi sogni e non era più in soggiorno.
Con calma mi diressi sorridendo verso la stanza in cui sicuramente il bricconcello si era infilato di nascosto, ma quando varcai la soglia il sorriso mi si gelò sulle labbra: il materasso del letto sembrava un enorme palla di neve. Pezzi di cotone e gommapiuma svolazzavano indisturbati per tutta la camera, mentre da un'enorme voragine proprio al centro del letto un culetto nero focato con un codino mozzo e scodinzolante si agitava impegnato in mezzo a quella confusione.
"Ares?" sussurrai sentendomi venire a meno.
La testolina orecchiuta uscì dal buco e un'aria colma di felicità si diffuse su quel musetto dolcissimo. Abbandonò le sue operazioni di sterminio del pericoloso materasso e corse da me facendomi le feste.
"Cosa hai fatto???" gridai arrabbiata indicando con un dito quel che restava del letto.
Si girò, ammirò i risultati del suo capolavoro, e riprese indisturbato a festeggiare il mio arrivo. Avrei voluto ucciderlo, ma non trovai la forza di farlo... e lui sapeva come farsi perdonare! Così lo cacciai fuori dalla camera e iniziai a ripulire il più possibile quell'orribile strage.
Mentre tentavo di rimettere un po' di imbottitura nel buco, qualcosa attirò la mia attenzione. Infilai la mano e ne estrassi quel che restava del mio cellulare. Praticamente, una tastiera con attaccato un pezzo di microfono che penzolava patetico. Ares l'aveva rubato, masticato, brutalmente torturato e ora stava cercando di nascondere le prove della sua malefatta nel materasso.
Mi sedetti pensierosa sul pavimento. Era arrivato da un giorno e già la lista dei danni contava una lampada, un cellulare, un materasso.......... "CRASH" sentii. Sbirciai dalla porta della camera e senza nemmeno provare emozioni aggiunsi alla mia lista mentale il piatto della frutta che troneggiava al centro del tavolo.
Zampettando felice tra le sedie, lui mi guardò. Capii che quel cane era troppo intelligente, troppo furbo e troppo "umano".
Finalmente tornò Michele che, per fortuna, non se la prese troppo per ciò che aveva combinato il furfante.
L'ora di andare a dormire era passata da un pezzo, così misi il nanetto nella sua cuccia e mi diressi a letto. Ma nemmeno due secondi dopo, con aria impegnata, Ares si arrampicò sulle lenzuola, raggiunse il posticino caldo tra me e Michele, mise la testa sul cuscino e crollò addormentato.
"Solo per stanotte!" disse Michele a bassa voce per non svegliare il nostro bambino focato.
"Solo per stanotte..." ripetei.
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