sabato 26 dicembre 2009

Cap.2 - Come ti chiami?


Per ingannare l'interminabile attesa che ci separava dal giorno in cui il cucciolo avrebbe messo piede in casa nostra, Michele ed io iniziammo ad ingegnarci sul nome da dare al teppista. Sul pedigree si sarebbe chiamato Ares, visto che la lettera della cucciolata era la "A", ma era stato scelto dalla proprietaria dei genitori, e noi volevamo trovarne uno insieme, dare un'identità speciale al nostro cane. Da quel momento la piccola casa di montagna in cui vivevamo si trasformò in un concentrato di post-it con scritti tutti i nomi che ci aggradavano. Ce n'erano sul frigo, sui muri, sui comodini, perfino sulla tavoletta del water...
Il mio preferito era Ryan. Lo trovavo semplice, ma al contempo molto carino, e facevo già le prove mentre passeggiavo per i boschi circostanti. "Ryan, Ryannn, vieni qui bello! Bravo cane, bravo cane!!" intonavo, mentre la gente che incontravo mi osservava incuriosita accarezzare l'aria e ridere da sola.
Dal suo canto, il mio compagno preferiva di gran lunga Syd, come non so quale cantante della musica spazzatura che ascolta ancora oggi.
"Syd è un nome da lucertola" gridavo, sventolandogli davanti liste infinite di nomi che ritenevo più adatti al nostro cane.
"Perchè, quante lucertole di nome Syd conosci?" mi rispondeva lui. Non faceva una piega.
"Che ne dici di Nestor?" azzardavo io, telefonandogli dal lavoro mentre il mio titolare mi guardava con astio.
"Goku!!" improvvisava lui alle 3 del mattino, accendendo la luce di colpo e facendomi perdere dieci anni di vita dallo spavento.

Non trovavamo un compromesso. Quelli che piacevano a me, Michele li trovava orribili e viceversa. Non so quante ore trascorremmo in quel periodo a sparare nomi a raffica, a cercare sul web divinità egizie, greche, romane, eroi d'altri tempi, uomini coraggiosi, cani famosi. Ma quel nome proprio non voleva saperne di uscire.
Poi un giorno, mentre fuori iniziava a nevicare nonostante fosse appena ottobre inoltrato, pensai che era giunta l'ora di acquistare tutto il necessario per il cucciolo, visto che da lì a un paio di settimane sarebbe, finalmente, arrivato.
Nel negozio di animali tutto sembrava fantastico.
"Dici che ad Ares piacerà questo giochino?" chiesi al mio compagno senza nemmeno accorgermi di averlo chiamato "Ares" e non "il cucciolo", come facevamo di solito in attesa di dargli un'identità.
"Chiama Barbara, chiedile che mangime possiamo comprare per Ares!" mi fece eco lui pochi minuti dopo.
Non dicemmo nulla, ma non discutemmo mai più sul nome. Ares, il dio greco della guerra, figlio di Zeus ed Hera, era il nostro cane. Forse non avevamo mai deciso come chiamarlo, perchè, alla fine dei conti, era proprio il nome che aveva già l'unico a piacere ad entrambi.
E così ora Ares aveva la sua cuccia, i suoi giocattoli, la sua pappa, le sue ciotole, il suo posticino in casa e un nome. Eravamo pronti ad accoglierlo e ad iniziare una fantastica avventura.

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