Leggendo "Io & Marley" continuavo a chiedermi perchè e dove la gente vedesse in quel pacioso labrador un terribile animale bavoso e distruttivo. Quel libro è diventato un best seller, io dal mio canto condivido da sei anni la mia esistenza con un cane che farebbe vergognare John Grogan di essersi lamentato del suo.
Ebbene sì, rispetto ad Ares, Marley è di sicuro un angioletto mite e tranquillo, il cane dei sogni di ognuno. O, forse, è il mio ad essere un mostro travestito da dobermann, una punizione divina a tutti i peccati dell'umanità, uno tsunami con quattro zampe e il cervello della dimensione di una noce.
Spesso, quando i miei amici o familiari vengono a trovarmi, ridono e scherzano con quella sottospecie di mini pony arrapato, continuando a chiedermi di che cosa mi lamenti, vista la sua immensa bontà e simpatia. D'altro canto sono certa che, se mai vi fosse la necessità che io debba allontanarmi anche solo per una giornata da casa e trovare qualcuno che badi ad Ares, tutti questi suoi fans sparirebbero nel nulla più assoluto, campando una qualsiasi scusa pur di non dover gestire quei 40 chili di demenza canina.
Già mi vedo le mie più care amiche stese a letto la sera accanto ai loro fidanzati, una copia di "Vanity Fair" tra le mani, chiedere improvvisamente alla loro dolce metà: "Ma se ci chiedesse di tenerle Ares???". E loro, strappandosi quasi gli occhiali dalla faccia e lanciando lontano il libro che tenevano in grembo, rispondere pallidi come un fantasma: "Dobbiamo assolutamente inventare qualcosa per essere pronti ad evitarlo!!".
Sembra inverosimile? Non lo è, credetemi. Sono più che certa che ogni singola persona che mi conosce custodisca una scusa nell'eventualità che io provi a chiederle di occuparsi del mio cane.
Eppure, non lo cambierei con nessuno al mondo.
Nelle nostre quotidiane passeggiate, incontriamo spesso distinti proprietari di quelli che io amo definire "cani - robot", i quali zampettano a testa alta, fianco fianco al loro amico umano, fermandosi a comando, sedendosi a comando, perfino facendo i bisogni a comando.
Osservo i loro sguardi, un misto di stupore e compassione, mentre gli slitto davanti distesa sulla pancia, trascinata dall'orso curioso che deve assolutamente raggiungere il filo d'erba dall'altra parte del bosco, ma non me ne dispiaccio. Semplicemente ritengo che la mia vita con Ares sia ricca, ed è quello che dico sempre a chi mi chiede come sia convivere con un elefante psicopatico.
Certo, ometto di dire di che cosa è ricca: di infarti che mi fa prendere quando si spalma contro i muri, di occhi neri e lividi che mi lascia quando torno a casa dopo aver ritirato la posta, di periodi di tempo che variano tra i due mesi e i due anni in cui mi ritrovo senza voce...
Ma l'amore folle e la voglia di vivere che trasmette il mio pazzo cane, non li cambierei con nulla e nessuno al mondo!
Questo blog nasce in suo onore, per ricordare e raccontare ogni istante della nostra vita insieme e di come lui l'abbia sconvolta e stravolta rendendola unica.
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Complimenti per il blog simpaticissimo
RispondiEliminalo aggiungo nella lista sul mio ^-^
www.caniedintorni.blogspot.com
ciao
Bellissima la presentazioni!!
RispondiEliminaLeggo le tue parole e mi rispecchio completamente!! Io ho un american staffordshire terrier e forse ho detto tutto!!!
Complimenti ancora e ci si rilegge anche su facebook!
Bera
Leggerò il libro tutto d'un fiato, ho come l'impressione che troverò molte analogie con la mia sciagurata bassotta di nome Petunia, una spanna scarsa di altezza e un'autostima da doberman (appunto), assolutamente anarchica e ineducata ma adorabile, dolcissima e impareggiabile. Se volete conoscere qualcuna (proprio solo qualcuna) la trovate su facebook http://www.facebook.com/pages/Petunia-Demon-Del-Caviano-detta-Titti/293243583227?ref=ss
RispondiEliminaCiao! Daniela
ma è uscito il libro???
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