Rovistavo nel marasma del mio armadio come ogni sabato sera, alla disperata ricerca di quella maglietta che avevo deciso di indossare e che sicuramente non avrei trovato. Ai piedi del letto, sbuffando come una rana, Ares mi osservava bieco, il solito sguardo che metteva su quando capiva che sarei uscita senza di lui.
"Dai sciocchino, lo sai che la mamma torna presto!" gli dissi tirandogli un orecchio e baciandogli il tartufo. "E poi c'è la zia con te!".
Credo che capì perfettamente le mie parole perchè con uno scatto felino si infilò dentro l'armadio, facendo planare a terra metà dei miei vestiti e fissandomi come a dire "Io con quella non ci resto!!!".
Era un vero e proprio bambino viziato. Ormai tutta la mia paga la spendevo per lui. Oltre ai suoi danni, una quantità industriale di dogsitter bazzicavano a casa mia. Uno per quand'ero a lavoro, uno che lo portava fuori, uno che lo faceva rientrare, un'altro per i sabati sera... Ares infatti non ne voleva sapere di restare solo, l'ansia da separazione era nulla in confronto alla sua sofferenza derivata dalla solitudine. E i miei mobili ne sapevano qualcosa. Probabilmente un cucciolo di tigre del Bengala avrebbe fatto meno casino!
Un'autoradio a tutto volume e un clacson insistente mi fecero capire che i miei amici erano arrivati. Presi la prima maglietta che trovai in mezzo a quella confusione, naturalmente con peli canini incorporati, e corsi fuori, scontrandomi con la "zia dogsitter" che avrebbe tenuto compagnia al mio piccolo, grande brontolone.
"Fallo uscire a mezzanotte, ma solo a guinzaglio. Ricordati di non lasciare le ciotole in giro o le rovescia per tutta la casa! Chiudi la porta dello stanzino o ruberà tutte le crocchette! Il numero del veterinario è sul frigo!" mi raccomandai come ogni settimana. Per me era sempre una paranoia lasciare il mio cucciolone. Non per lui, naturalmente, ma per i terribili rischi che correvano cose e persone che gli stavano intorno....
Ero quasi tentata di restare a casa e provai a dirlo ai miei amici, ma loro erano talmente abituati alle mie preoccupazioni che mi trascinarono letteralmente in macchina partendo a tutto gas.
Solo dopo mezz'ora di musica assordante e alcool a tutto andare iniziai, finalmente, a rilassarmi e a godermi l'uscita.
Le ore passavano lente tra balli in pista, sigarette, risate e birra. Mi stavo divertendo, ero felice e rilassata e niente avrebbe potuto guastare la festa. O quasi.
Un urlo sovrastò le note di Shakira. Nella mia testa migliaia di immagini, sicuramente derivate dai film spazzatura che guardavo, mi fecero rabbrividire: Un omicidio? Un bicchiere di birra avvelenato? Una delle spogliarelliste brutalmente assassinata davanti a tutti?.... Il mio cane che correva felice e scodinzolante in mezzo alla pista?.... MERDA! COSA?? Era proprio lui! Scossi la testa più volte, convinta che l'abuso di alcoolici stesse facendo il suo effetto. Ma lui era ancora là. Saltava su una poltroncina, faceva cadere a terra un paio di bicchieri, sbavava sul vestitino di una tizia terrorizzata, infilava il naso nel sedere della cubista. Il tutto scodinzolando in modo talmente frenetico che il suo intero posteriore si muoveva a ritmo di musica.
"Di chi è quel dannato cane???" tuonò il vocalist facendosi strada tra gente divertita, gente spaventata, gente urlante e gente che mi fissava sapendo benissimo che il simpatico dobermann che stava passeggiando indisturbato sul bancone era mio.
Non riuscivo a muovermi. Non riuscivo a riprendermi. Era sicuramente un brutto sogno... DOVEVA essere così. Tremante, estrassi il cellulare dalla tasca e fissai inebetita le circa 200 chiamate senza risposta e la sfilza infinita di sms della dogsitter.
"Ok, non perdiamo la calma!" pensai a voce alta mentre la musica si fermava e il vocalist ripeteva il suo appello. Calò improvvisamente il silenzio mentre io, ancora una volta disperata protagonista di impensabili eventi, mi avvicinavo con aria sofferente al mio dolcissimo e distruttivo grizzly che slappava entusiasta un bicchiere di birra chiara abbandonato perterra da qualche fuggitivo.
"Aressss, pulcino di mamma..." sussurrai sentendo tutti gli sguardi puntati sul collo a mò di gogna.
Quasi non ci credevo, ma lui si avvicinò a me senza scene o complimenti. Planò a 130 chilometri orari sulle mie spalle, leccandomi con un alito di birra che nemmeno un alcoolizzato all'ultimo stadio poteva vantare e facendomi cadere dritta dritta su un tavolino pieno di bicchieri che, naturalmente, si ruppero.
Mi rialzai di scatto emulando Yuri Chechi, presi Ares per il collare e lo trascinai fuori, mentre il solito, stupido applauso a cui ormai ero abituata coprì le risate e i brontolii dei frequentatori della discoteca. Naturalmente io non sarei più stata parte di loro.
l'ho letto tutto d'un fiato....dovresti farci un libro perchè è un racconto bellissimo e avvincente :P
RispondiEliminaComplimenti, a te per la fluidità dei racconti e a LUI x essere così pazzesco!!! Marley sarebbe orgoglioso di Ares!! Grazie ai tuoi racconti ora, non mi devo più preoccupare delle occhiate dei passanti o di altri padroni, quando io e Morgan andiamo fuori in giro insieme :)
RispondiEliminaCIAO!!!