mercoledì 16 dicembre 2009

Cap. 12 - Ti presento... tua sorella!

Ares soffriva. Non era abituato a tanta solitudine. Sia io che Michele lavoravamo otto ore al giorno, in più bisognava fare mezz'ora di traffico per la spesa, altrettanto tempo per raggiungere il negozio di animali e tutte quelle cose inevitabili della vita in città. E lui soffriva. In giardino non voleva starci, ci avevamo provato due volte, ma aveva abbaiato ininterrottamente, tanto che i vicini, molto comprensivi, avevano chiamato i carabinieri. E così trascorreva le sue giornate chiuso tra le quattro mura di quel monolocale, ciondolando tra il divano e il divano, visto che altro, là dentro, non ci stava. Era sempre irrequieto e nervoso e le passeggiate a guinzaglio di mattina e di sera erano diventate solo un modo per fargli scaricare le energie che accumulava, diventando più una prova di forza che un momento di relax. Non potevamo continuare così. Decidemmo quindi di prendere ad Ares una sorellina. Adottare una cagnolina bisognosa che gli avrebbe tenuto compagnia in quelle giornate pigre e noiose.
La prima cosa che facemmo fu castrarlo. Mi pianse il cuore quando lo portai dal veterinario, e ancora di più quando lo riportai a casa sprovvisto dei gioielli di famiglia. "Vedrà che si calmerà" mi disse il medico che, evidentemente, non conosceva la fonte inesauribile di guai che si trovava sul suo tavolo operatorio. Ma la castrazione era importante anche per evitargli futuri problemi come tumori o cose simili, per cui con due palle in meno e una tranquillità in più iniziammo la ricerca della sorella perfetta.
Doveva essere di una taglia media per sopportare i giochi dell'elefante scemo senza rompersi, giocherellona ed inesauribile come lui, che altrimenti si sarebbe risentito ad essere lasciato in disparte anche dal "suo nuovo cane". E doveva essere sana. Altro non ci interessava.
Così cominciammo le nostre visite ai canili di zona. Conoscemmo una quantità industriale di cagnette bisognose e scegliere era davvero difficile. Guardammo anche su internet, sul sito "adottaunbull", abbastanza masochisti da sperare di trovare una femmina di dobermann per completare quel grazioso quadretto familiare.
Poi un giorno, di ritorno da una visita ai parenti a Milano, Michele si presentò con in macchina una cucciolona di 8 mesi bianca come il latte e con una testa gigante: un dogo argentino.
Un passato triste, sarebbe dovuta diventare uno dei tanti cani per i combattimenti clandestini di cui troppo poco si parla, e la stavano già istruendo a quel mondo malvagio, dove solo il più forte ce la fa.
Mi sembrava incredibile, guardando quel zuccone tremante, pensarla a combattere ed uccidere altri cani e le promisi che d'ora in avanti non le sarebbe successo più niente di brutto. Certo, a parte sopportare Ares. Dal momento in cui la cagnolina mise piede in casa diventò il passatempo preferito del mio sciocco dobermann. La tormentava continuamente, invitandola al gioco con la stessa delicatezza di una slavina invernale, prendendola a zampate, a morsi, lanciandole i giocattoli in testa.
E lei, poverina, si limitava a ringhiare e mordere, l'unica cosa che aveva imparato a fare in quei mesi di vita. Finchè, finalmente, capì che Ares non era un nemico, ma un fratellone ritardato con cui trascorrere momenti divertenti. Il legame tra di loro divenne indissolubile. Ares era di nuovo felice e la piccolina, che chiamai Heidi in onore del mio stato d'animo ancora nero per aver lasciato la montagna, imparò a fare una vita normale da cane normale.
Ares le insegnò, da bravo fratello maggiore, a distruggere tutto quello che era a portata di bocca, a fare i bisogni dove capitava, ad abbaiare in nostra assenza e a tentare in tutti i modi di far morire d'infarto i gatti.
Avevamo preso Heidi per risolvere un problema, ora ce ne ritrovavamo due.
Ma la felicità che era tornata negli occhi e nel cuore del mio bambino mi permettevano di giustificare qualsiasi cosa ad entrambi.
Ares era di nuovo felice, di altro non mi importava.

Nessun commento:

Posta un commento